Visualizzazione post con etichetta psicomotricità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta psicomotricità. Mostra tutti i post

sabato 30 gennaio 2010

HDM1 o ADHD ?

Protagonisti: W. (8 anni); R (7 anni) e ....B.B.
Luogo: la mia stanza di psicomotricita'

Premessa:
ADHD
DEFINIZIONE DA MANUALE:  Il Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività (ADHD, acronimo per l’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato, secondo i criteri del Diagnostic and Statistical Manual Of Mental Disorders (DSM-III; DSM-IIIR; DSM-IV), da inattenzione e impulsività/iperattività. Nello specifico, il DSM-IV distingue tre forme cliniche: inattentiva, iperattiva, combinata.

HDM1: Standard di connessione digitale ad alta definizione...

Ed ora posso iniziare a raccontarvi:

W. Entra nella mia stanza e si rivolge senza tante presentazioni a R. che e' di fianco a me con una domanda:

"...anche tu hai l' HDM1 ?"

..............?...........

Il bambino accanto a me non puo' rispondere e mi faccio io da portavoce ...ma la domanda non mi e' per nulla chiara...chiedo dunque di spiegarmi...

B.B.: "Cos'e' l' HDM1? "..... intanto penso a quale strano gioco della play station possa essere... (illusa...)

W.: "Ma come non lo sai? L' HDM1  E' una malattia."

B.B. : .............!!!............. ....Una fulminea connessione dei miei neuroni mi fa intuire che forse quel bambino vuole dire ADHD...."  volevi dire ADHD?"

W. : "ecco si quello!....c'e' l'ha anche lui?"

B.B. : "Tu da chi hai sentito questa parola?"

W.: "Io ce l'ho. L'ADHD ...Sono malato"

B.B. : " Togli le scarpe e siediti qua vicino a me cosi' possiamo parlarne...."

E cosi' racconto la differenza tra una malattia e questa strana parola ADHD, mi faccio raccontare come si sente lui e cosa gli hanno detto....

Alla fine saluto un bambino sorridente che mi dice:

W. : "AHHHH adesso ho capito...sono un genio distratto che fa fatica a stare fermo...ma non sono malato!"

B.B. : "....ma io non ho detto che sei un genio... !"   ...dentro di me pero' un po' lo penso mentre guardo quegli occhietti neri che assorbono tutte le mie parole ed i miei gesti...

W. : "ehhh...ma lo so io che sono un genio..."


Io pero' non sono per niente sorridente dopo questa chiacchierata....mi ritrovo un mix di sensazioni che passano  dalla frustrazione alla tristezza, dalla delusione alla polemica ....ma alla fine cerco la critica costruttiva...o per lo meno ci provo...

Ad ogni modo questo e' l'esempio di cio' che che succede quando ad un bambino vengono fatte diagnosi "sulla sua testa", quando si parla di lui, di cio' che non va in lui , quando si dice che deve fare terapia...

Si parla di lui , davanti a lui ma senza parlare con lui....lui che e' il vero e diretto interessato...e che come ogni bambino assorbe come una spugna tutto, esce dalla stanza della dottoressa  tenendo  dentro di se' tutte quelle parole delle quali non capisce il significato...
E mentre e' in lista d'attesa per fare questa terapia dagli effetti miracolosi (..........) le parole iniziano a lavorare dentro di lui ed iniziano a diventare pensieri pesanti....fino ad arrivare al punto di scoppiare in una domanda che nasconde un grande senso di disperazione..... quando si ha il coraggio e le capacita' per dirlo.... spesso questi pensieri restano dentro ancorati ad un pezzo di cuore che piange di dolore...ed il bambino in questione diventa sempre piu' problematico e facilmente etichettabile ....e le "etichette sanitarie" sono tante...ce n'e' per tutti i gusti...ma qui sto scadendo nella polemica ed allora mi fermo...

Lascio a voi il resto....

Alla prossima volta,
bb

martedì 5 gennaio 2010

Ti prego non ti ammalare


Finite le vacanze si ricomincia ...un po' di sonno ma tanta voglia di riprendere a fare il mio "dovere".
...e tanta voglia anche di rivedere chi non ho fatto in tempo ad abbracciare prima della partenza....

E oggi, dopo tanto tempo e tanti momenti vissuti in sospeso, e' il turno di rivedere chi ha ascoltato il silenzio del cuore.

...arriva sorridente e mi corre incontro gridando "La mia Barbarinaaaaaa"!!!!
un abbraccio stretto e prolungato ... la corsa l'ha gia' stancata, il suo cuore batte alla velocita' della luce....che fatica vivere!

......subito dopo mi consegna un sacchetto: "questo e' un regalo per te!"
dentro il sacchetto un paio di Crocs Rosa-Fucsia con il pelo ed una lettera:

"Cara Barbara,
voglio regalarti questi zoccoli con il pelo cosi' i tuoi piedi nudi stanno al caldo perche' io mi sono ammalata e sono andata in ospedale perche' ho preso il raffreddore e avevo i piedi freddi e io non voglio che anche tu vai in ospedale.Anche gli zoccoli che hai con i fiori sono belli non ti offendere. il colore l'ho scelto io, il pelo non si poteva scegliere e purtroppo e' nero. ti voglio bene . ti prego non ti ammalare. grazie."

Un incontro ricco di parole, di immagini, di disegni che fanno crescere, che fanno pensare...Guardo quella bambina di sette anni cosi' cambiata, ancora una volta ....sempre piu' adulta, sempre piu' saggia....

"Ti prego non ti ammalare"....queste parole risuonano in me....che responsabilita' ...

alla prossima volta,
bb

lunedì 7 dicembre 2009

Psicomotricita'

Ecco l'aria che si respira in un incontro di psicomotricita' educativa... ...qualcuno lo definisce "caos organizzato"... ;-) al prossimo incontro, bb

lunedì 30 novembre 2009

Il silenzio del cuore



Conversazione tra A (7 anni) e B (36 anni):

A. "Che rumore fa il cuore quando uno muore?"

B. "Resta in silenzio"

A. "Io sono stanca di andare all'ospedale....vorrei ascoltare il silenzio del cuore in santa pace"

B. ".....................................

....tutto questo succedeva circa un mese fa...ed oggi arriva la notizia: "A. e' in terapia intensiva....e' molto grave..........."

...e io mi ritrovo di colpo catapultata nel paese del silenzio, di quel silenzio che ti lascia senza parole...in attesa.

...vorrei non terminare nel mio solito modo...ma purtroppo so che ci sara' una prossima volta...

alla prossima volta,
bb

martedì 17 novembre 2009

Conversazioni di creta





Conversazioni di creta ... ovvero parole ed emozioni in liberta' manipolando sculture di creta.

Protagonisti: A. (8 anni) e B. (36 anni)

A.: "Io proprio non capisco perche' hanno inventato le regole ..."

B.: "Gia'...eppure le regole sono molto importanti, sono quelle che ti permettono di crescere e diventare grande"

A: "Ma io non voglio diventare grande! Io voglio restare piccolo....se divento grande , poi mi dimentico di quando ero bambino"

B.: "Non sono d'accordo, se vuoi puoi diventare un "grande" senza dimenticarti di essere stato bambino, basta conoscere il segreto...."

A.:"Il segreto? E io lo posso sapere? ."

B.: " Certo che si'! Il segreto e' nascosto in un angolo del tuo cuore...e' un angolino che si trova proprio al centro, nascosto e protetto. Li' puoi mettere l'immagine di te da bambino, quella che vuoi, quella che preferisci. Quando hai fatto questo puoi iniziare a diventare grande. Quell'angolino del tuo cuore sara' sempre li' protetto da tutti i temporali che passeranno, e tu non ti dimenticherai mai di essere stato bambino"

A. "Vabbe' allora cresco... se me lo dici tu mi fido..."

...................................

A. resta in silenzio e continua concentrato a lavorare la creta.... dopo un po' mi chiede di accendere la radio e.... c'e' la canzone di Elisa "Ti vorrei sollevare" e vedo che la ascolta attentamente...poi mi guarda si illumina in viso e mi dice: "Ti ho beccato! Ho scoperto il tuo segreto....l'hai scritta tu questa canzone!!!"

............!!!

B.: " No, non l'ho scritta io, ma le parole sono molto belle..."

A.: "eh certo sono come le parole che mi dici tu.....anche io da grande faro' il MOSTRICISTA e diro' queste belle parole..."

B.: "Cosa farai da grande????"

A.: "Il MOSTRICISTA...come te! "

....Che dire..... Barbara Boschi, professione?.......MOSTRICISTA!

MI PIACE ;-)

.......................................................

"Ti vorrei sollevare
Ti vorrei consolare
e viaggiare su ali di carta con te
sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare "


Alla prossima conversazione con o senza creta,
bb

martedì 27 ottobre 2009

"Qui si puo' usare il nero"


Il colore Nero...ovvero: "chiacchiere e mandala tra R.(5 anni) e B.(36 anni)"

R.: "Posso colorare un mandala tutto di nero?"

B.: "Ma certo che puoi! Come mai mi chiedi il permesso per usare un colore?"

R.: "La mia maestra dice che non dobbiamo usare il nero perchè è un brutto colore e i bambini non devono usare il nero...dice che vuole avere solo disegni dai colori belli."

B: "Ah...capisco..."

R: "Io invece non capisco ...e penso al povero nero che nessuno lo vuole....ma per fortuna che ci sei tu che me lo fai usare"

B: " :-) Io penso che il nero sia importante e necessario tanto quanto gli altri colori: se non ci fosse il nero come potremmo disegnare il buio?"

R: "si' e se non ci fosse il nero come potremmo fare le righe della zebra?"

B: "Giusto,il nero serve anche per fare i contorni delle figure...ti ricordi?"

R: " e per fare le ombre sul muro...e anche per le magliette dei calciatori "

B: "puoi provare a dire alla tua maestra a cosa serve il nero...magari cambia idea "

.........

R: "...io ho fatto tutto nero per dire che sono triste...Lo appendi lo stesso il mio disegno? "

B: " Lo appendo subito e proprio qui vicino a me cosi' la tua tristezza mi fa compagnia... il nero serve anche per esprimere le emozioni e questa e' una cosa molto molto importante...se non ci fosse stato il nero come avresti potuto colorare la tua tristezza?"

R: " Io adesso pero' non sono piu' triste ma tu tienilo lo stesso il disegno cosi' se qualche altro bambino e' triste sa che qui puo' usare il nero"

............

Alla prossima volta,
bb

lunedì 21 settembre 2009

Oggi per pranzo: Frustrazione!


Si si avete letto bene.
Oggi riunione del settore di psicomotricita' dedicata all'ascolto di una collega alle prese con la frustrazione...
Cio' che ci racconta non e' niente di nuovo per noi...
Frustrazione come compagna di lavoro.... gia' perche' a volte sembra che sia proprio lei la protagonista:
quando ti dicono che non e' necessaria la tua presenza ad un colloquio con i genitori perche' in fondo tu lavori con il bambino...
quando vedi che cio' che scrivi in cartella non viene letto,
quando vedi che il tuo modo di intendere la presa in carico e'....troppo globale...! ! !

In fondo tu sei........
la psicomotricista:
quella che lavora con il bambino... ops che GIOCA con il bambino,
quella che lavora scalza, per terra, in tuta da ginnastica,
quella che prende in carico la globalita' della persona (...e questo per alcuni significa mancanza di specificita' e tecnica),
quella che in Italia non è riconosciuta ...perche' al posto di riconoscerti hanno inventato la figura del Neuropsicomotricista...nella quale tu ti ci ritrovi solo in parte....

.....ma sei anche quella che si rimette in gioco, ancora una volta , e sale a cavallo....
...e come un Don Quisciotte parte alla volta della citta' della chiarezza dell'identita' professionale e della qualita'...

Fortunatamente non sei sola ma..... sfortunatamente hai gia' fatto questo viaggio e ne porti ancora le ferite...

Fortunatamente la gratificazione dei tuoi "piccoli clienti" e' di gran lunga maggiore rispetto alla frustrazione dei tuoi "grandi datori di lavoro"....

La notte porta consiglio...e allora buona notte e ....

al prossimo viaggio,
bb

sabato 27 giugno 2009

Agata


Agata e' una bambina che ha scelto di non parlare.
Non e' muta e solo pochi hanno avuto la fortuna di sentire la sua voce ma per motivi ancora non noti ha deciso un giorno che non avrebbe mai piu' parlato e che nessuno avrebbe piu' udito la sua voce.
Watzlawick afferma in uno dei suoi assiomi della comunicazione che “e' impossibile non comunicare”.... effettivamente Agata non parla utilizzando la voce ma utilizzando pennelli e colori e a seconda di quello che vuole dire alterna acquarelli a tempere, colori a olio a carboncino.... In fondo anche noi abbiamo giornate “da acquerello” e giornate da “carboncino”, in fondo non e' poi cosi' strana ...utilizza solo un altro canale comunicativo...uno dei tanti che abbiamo a disposizione. Si ma...
E' molto seria e il suo sguardo e' capace di tenere alla larga i curiosi ...e' come se fosse dotata di fulmini che lancia contro “possibili interferenze”...
Agata non deve essere disturbata per nessun motivo...ma per fortuna,per desiderio o per necessita' Agata sceglie e accetta di far entrare nel suo spazio alcune persone delle quali sente che si puo' fidare ed io non posso che essere onorata di far parte di questo suo cerchio limitato.
Agata non deve essere disturbata per nessun motivo...ma a volte questo accade e allora Agata si frantuma in mille pezzi ed e' difficile e doloroso rimetterla insieme...ricrearle il suo ambiente che ha un senso solo per lei....
Quando la guardo dipingere provo un senso di ammirazione e di mistero, un segreto che non puo' essere comunicato a parole (per il momento) ma che puo' essere elaborato solo con la pittura per lei.
Ed io ogni tanto mi chiedo: ...ma Agata come sta quando dipinge? Come sta quando viene forzata ad entrare nei nostri canoni di comunicazione? Cosa e' meglio per Agata? Io cosa posso fare per Agata?Chi decide per Agata?
Ma so che a queste domande non trovero' risposte....perche' risposte non ce n'e' e allora trasformo le mie domande in “non-domande” e mi aspetto “non- risposte”...forse queste “non risposte” arriveranno e magari attraverso canali non convenzionali.

...E mentre aspetto vado avanti..
alla prossima volta,
bb

giovedì 21 maggio 2009

Inchini sorridenti


...arriva con il vestito delle cerimonie importanti: un sari indiano bianco con i ricami color oro, i capelli raccolti e i suoi due occhi neri oggi ancora piu' lucenti del solito.
Mi corre incontro con lo “stile” di chi sembra sempre stia per cadere e agitando le mani come una farfalla fa il girotondo attorno a me. Mi sorride inclinando la testa e muovendo le sopracciglia ritmicamente ....e' impossibile resisterle...e lei lo sa perfettamente e ne approfitta!
Quanta comunicazione in questo saluto assolutamente privo di parola come lo e' lei e quanta carica emotiva che risuona in chi lo riceve.
La mamma si avvicina a me con calma e mi sorride inchinandosi dolcemente anche lei in silenzio.
Inchini sorridenti sono state le nostre parole in questi due anni di percorso. Una comunicazione fatta di sguardi, di gesti, di immagini e di inchini , di inchini ripetuti per ogni cosa seguiti da sorrisi e a volte da risate per la situazione cosi' surreale che si veniva a creare.
Eppure ora che mi ritrovo a fare il punto di questo percorso mi accorgo che la comunicazione tra noi e' stata piu' “pulita” di tante altre e paradossalmente priva di parole.
E penso alla simbologia dell'inchino e alla carica emotiva che porta dietro di se'...Mi piace e vorrei poterlo adottare come saluto nella mia quotidianita', come dono semplice ed elegante da regalare a chi saluto con il cuore ma risulterei “fuori luogo” perche' noi non abitiamo nel “paese degli inchini” ...
....ora non scrivo oltre e mi assaporo le immagini di oggi...scrivero' degli inchini un'altra volta...c'e' tempo.
.....E la foto che accompagna questo post deve essere semplice e lineare come lo e' stata la comunicazione senza parole che ho avuto la fortuna di poter vivere.
E per chi spesso mi ripete che ancora non ha capito cosa faccio al lavoro: ecco anche questo e' il mio lavoro...ma credo anche che sia “semplicemente” la mia vita.
Al prossimo inchino,
bb

mercoledì 29 aprile 2009

...e poi ci sono giornate come queste...

Quando, questo pomeriggio, Alessio bussa alla mia porta il cielo e' quasi nero e io sto guardando fuori dalla finestra queste "fantastiche" nuvole minacciose... inizia a piovere, o meglio inizia un diluvio con lampi, tuoni e vento...
Tra le paure di Alessio c'e' anche quella del temporale...
Seduti uno di fianco all'altro, la schiena appoggiata al muro, una coperta che ci copre perche' il freddo si inizia a sentire, luci spente, guardiamo alla finestra il grande albero che si muove per il vento e la pioggia forte che batte sul vetro.
Aspettiamo i lampi e quando arrivano gridiamo, ridiamo, cantiamo....tra un tuono e l'altro chiacchieriamo amabilmente, ed e' in uno di questi momenti che lui si gira verso di me e mi dice:
... "bella furba che sei!"
Io rido e stupita rispondo: " perche'?"
"perche' ti pagano per giocare e cantare alla pioggia....bel lavoro che ti sei scelta!"

Tornando a casa in macchina sotto la pioggia ripenso alla frase di Alessio e rido...
...bella furba che sono!

alla prossima pioggia...ops ...volta

bb

domenica 12 aprile 2009

Yoga e psicomotricita'

“La mia psicomotricita' e' pura la tua e' contaminata!”...e' in seguito a questa frase sentita ad un convegno che ho cominciato a chiedermi se io fossi “pura” o “contaminata”....
...ebbene si', lo ammetto: sono una psicomotricista “contaminata” .... contaminata dalle esperienze che faccio, dalle persone che incontro, dalle cose che vedo, da cio' che sento, da cio' che faccio, dalle relazioni che instauro....la “mia” psicomotricita' risente di tutto questo.
Molto volentieri accolgo ed utilizzo nella mia pratica elementi di arteterapia, di yoga, di creativita', di musicoterapia e di teatro. Questo non vuol dire assolutamente confondere i ruoli, per me molto chiari, o perdere di vista la propria identita' professionale, vuol dire mantenere una mente aperta, avere un approccio globale nei confronti dell'altro e trovare un giusto equilibrio tra tecnica riabilitativa e relazione, vuol dire adattarsi ai bisogni ed interessi dell'altro .
Accetto dunque con piacere l'invito di chi mi ha chiesto di scrivere a proposito delle contaminazioni della “mia” psicomotricita' iniziando a raccontarvi di yoga...

Il mio approccio con questa disciplina risale a circa 4 anni fa ed e' stato molto faticoso probabilmente perche' ero prevenuta. Ero stata spaventata dai discorsi scoraggianti (ed ignoranti...) che mi avevano condizionata, ma quando poi ho cominciato mi sono resa conto che molte delle cose in cui credevo, delle cose che facevo erano vicine allo yoga e soprattutto trovavo un infinita' di lati che combaciavano con la psicomotricita'.
Dopo un iniziale momento di stupore e di incredulita', per non essermi avvicinata prima a questa disciplina, ho incominciato a praticare in maniera piu' consapevole ed ho iniziato un cammino di crescita personale e professionale attraverso corsi di formazione per insegnare yoga ai bambini che mi hanno portata a sperimentare elementi dello yoga nelle sedute di terapia psicomotoria.

Lo yoga pensato per i bambini è quasi una disciplina a sé, una forma di gioco nel quale i bambini imparano a percepirsi, a controllarsi, a sviluppare la consapevolezza del respiro, a migliorare la concentrazione e a rilassarsi.
Con la pratica degli asana, la colonna vertebrale, i muscoli e le articolazioni vengono mantenuti in uno stato di salute, la respirazione profonda stimola la circolazione, aiuta a rilassare i più iperattivi, migliorando la capacità di attenzione, concentrazione e memoria. Reintegra le energie portando alla stabilità emotiva e aumentando la fiducia in se stessi. Le varie posizioni (asana)che simboleggiano animali,piante,oggetti vengono insegnate attraverso l'imitazione: i bambini diventano una rana saltellante, un ponte solido,un albero che affonda le radici nel terreno.
Lo stesso accade per gli esercizi incentrati sulla respirazione: usando ancora una volta la forza dell'immaginazione i bambini diventano palloni ,raccolgono i raggi dell'arcobaleno...
Lo yoga, inoltre, è anche un ottimo strumento per l'educazione sociale ed affettiva dei bambini, in quanto li avvicina emotivamente, sviluppa in loro il rispetto per gli altri, la solidarietà e l'amicizia.
Lo scopo dello yoga per bambini e' quello di aumentare la capacita' di scoprire il proprio corpo,le emozioni,i pensieri e favorire uno sviluppo armonico. ....non e' forse anche questo lo scopo dell'educazione psicomotoria?

al prossimo aggiornamento,
bb

lunedì 6 aprile 2009

Psico che?????


….Psico che????


Quante volte mi e’ capitato di dover rispondere alla domanda “…e tu che lavoro fai?” “sono una psicomotricista” …PSICO CHE???? E ammetto che tante volte ho glissato, tante volte dopo una spiegazione di 10 minuti alla frase “insomma sei una specie di fisioterapista?” ho risposto: “si…piu’ o meno…”.per evitare di perdere tempo…ARGH!!!! Sono ormai 11 anni che lavoro come psicomotricista in ambito terapeutico e sono diventata, anno dopo anno, sempre piu’ consapevole del fatto che quello che vivo nella stanza di terapia con ognuno dei piccoli “amici” che mi trovo sul cammino e’ un incontro che spesso e volentieri si trasforma in qualcosa di unico ed irripetibile…. a volte quasi magico! Tutto questo pero’ e’ difficilmente comprensibile e condivisibile se non con chi fa il mio stesso lavoro ed e’ per questo che vorrei condividere con voi le mie riflessioni, le mie emozioni in merito all’importanza del momento in cui incontriamo l’”altro”…per “Altro” mi riferisco ai bambini e alle loro famiglie… L’emozione nel comunicare senza parlare, gli sguardi pieni di significato, il contatto talmente profondo da sembrare “interno”,sentire il dolore dell’altro ma anche gioire con l’altro, provare sulla pelle il significato di abbandonarsi all’altro, fidarsi dell’altro,sentire la paura che paralizza,provare il senso di onnipotenza che combatte contro il senso di impotenza…tutto questo e molto altro ancora e’ il pane quotidiano dello psicomotricista… Sono infinite le emozioni e gli scambi di informazioni che avvengono nella sala di psicomotricita’ e lasciano un segno sia sul bambino che sulla psicomotricista che ne esce arricchita, appesantita, forte, fragile ma alla fine CONSAPEVOLE … Consapevole che il proprio lavoro e’ un modo di essere, una mentalita’, un modo di andare incontro all’altro con una mentalita’ psicomotoria…e consapevole del fatto che non potrebbe fare altro lavoro che questo! …che fatica pero’ essere psicomotricisti in un istituto che prevede un trattamento dopo l’altro senza stacco… ….alla fine della giornata ti ritrovi ad aver vissuto 10 trattamenti ed essere completamente alienata!!! …ma la speranza di poter lavorare in maniera meno “disumana” non muore mai ….ed allora lavoro sodo su me stessa affinche’ la mia speranza non sia vana…

mercoledì 25 marzo 2009

Il primo incontro


La prima volta che l’ho visto indossava una camicia azzurra, bermuda beige e sandali di cuoio marrone.
I suoi capelli erano color miele e i suoi occhi color cioccolato.
Mi “spiava” da dietro una colonna della sala con uno sguardo bizzarro, accentuato dalle sue folte e caratteristiche sopracciglia, lo vedevo con la coda degli occhi che seguiva ogni mio movimento ed ascoltava quello che dicevo…e poi finalmente si avvicino’. Io ero un po’ emozionata perche’ non ero certa di riuscire ad entrare in relazione con un personaggio cosi’ particolare… mi chinai, per essere all’altezza del suo sguardo, e lui inclino’ la testa verso sinistra, mi fisso’ intensamente negli occhi per un periodo che mi era sembrato quasi insostenibile e ad un certo punto, quando stavo per parlare, mi chiese: “ tu sai costruire un burattino con la carta?”
…dietro quella domanda si nascondeva una “prova di fiducia” che avrebbe deciso la sorte della nostra amicizia…provai allora a fare un burattino sotto il suo sguardo attento e paziente e superai l’esame.
Mi chiese poi di aiutarlo a costruire un teatro di carta…
…ed ecco com’e’ incominciata la mia amicizia con un “piccolo principe“ degli anni 2000…
Ogni settimana ho inventato per lui ed insieme a lui una storia da rappresentare in quel teatro da noi due costruito.

Quando guardo quel teatro ripenso alle storie inventate e provo a riscriverle perche’ non possano essere dimenticate…

L'apparenza inganna

Quando lo vedo mi appare subito un sorriso sulla faccia e provo una sensazione di calore al cuore…Mi avvicino a lui lentamente senza dire nulla, mi siedo accanto e solo allora lui alza gli occhi, mi guarda e tenendoci per mano saliamo i due piani di scale fino ad arrivare alla nostra stanza.
In silenzio, senza parlare vado a prendere il nostro teatro di carta, felice perche’ avevo gia’ in mente una storia per lui ma….

Mi dice che oggi non vuole nessuna storia….non ha voglia di fare nulla e si sdraia sui materassini.

Sorrido e penso che, ancora una volta, mi ha spiazzato!
Pensavo di essere pronta e preparata ed invece … capisco che con lui bisogna semplicemente ESSERCI e affidarsi a cio’ che puo’ accadere senza programmare troppo nel dettaglio…

Mi siedo a gambe incrociate con la schiena appoggiata al muro e guardo verso la finestra: le ombre delle foglie dell’albero formano sulla tenda dei disegni…

Il piccolo principe a quel punto mi viene in braccio e si accoccola nello spazio che si crea tra le mie gambe come fosse fatto apposta per accoglierlo fino ad aderire perfettamente.
Armonicamente “incastrati” come due pezzi di un puzzle restiamo li’ a guardare le ombre.

A volte un po’ di vento muove le foglie in modo tale da farle trasformare in un drago che apre la bocca, poi in un cavallo, poi in una montagna , poi in una donna con i capelli lunghi…a volte ci sono immagini che ci spaventano a volte appaiono figure che ci fanno ridere.
Tutto e’ vissuto come se fossimo un unica persona ….complice lo stretto contatto corporeo…
”empaticamente in sintonia”!

Arriva il momento di salutarci ed io sto per dire che oggi non abbiamo fatto nulla ma in realta’ mi accorgo che anche oggi abbiamo raccontato una storia: la storia della fiducia reciproca… la nostra !

Nel silenzio abbiamo lasciato che le nostre emozioni parlassero utilizzando il corpo ed il linguaggio non verbale e ci siamo detti tante cose…

Dopo averlo salutato, rimango sola in stanza, mi metto alla finestra e, sorseggiando un te’ caldo lascio andare il mio sguardo tra i rami dell’albero… rifletto su quante volte le parole sono un ostacolo ad una “vera” comunicazione, a quanto sia difficile poter comunicare in maniera cosi’ autentica la fiducia tra adullti. ….gia’…. i cosiddetti “adulti” che si iscrivono ai corsi per imparare a comunicare tra loro…ma a che eta’ si “disimpara” a comunicare?

Penso all’ultimo corso fatto che aveva come titolo: “se hai qualcosa da dire parla senno’… taci!” e quindi in silenzio mi finisco il te’ sorridendo…

…Alla prossima volta!

...E la storia comincia...

….eccolo li’: seduto a gambe incrociate sulla sedia, la testa bassa tutto intento a “trafficare” con un pezzo di carta.
Mi fermo ad osservarlo per un po’ rimanendo distante fino a quando improvvisamente alza la testa e i nostri sguardi si incontrano, mi sorride , si alza e mi viene incontro e prendendomi la mano entriamo in stanza.

Mi porge il pezzo di carta che aveva in mano e mi chiede: “oggi mi racconti la storia del camaleonte?”

…e la storia comincia…

Si chiamava Niji ed era una giovane camaleonte. Era la piu’ amata e ricercata nel gruppo, cambiando il colore della pelle si adattava perfettamente ad ogni situazione e stare vicino a lei era molto piacevole. Sempre sorridente, non litigava mai ed era molto generosa e premurosa con tutti.

Un giorno nel gruppo arrivo’ una libellula. All’inizio Niji non ci fece molto caso e come sempre faceva con ogni nuovo arrivato la accolse con grande affetto e calore e la aiuto’ ad inserirsi ma poi, dopo qualche giorno, si accorse che la nuova arrivata stava “guadagnando” un posto centrale all’interno del gruppo e lei non era piu’ al centro dell’attenzione.

Niji divento’ sempre piu’ silenziosa ed incomincio’ ad avere qualche problema… quando la situazione richiedeva il colore giallo lei diventava blu, quando c’era bisogno di verde lei diventava rossa, non riusciva piu’ ad essere all’altezza delle situazioni e lentamente si allontano’ dal gruppo….

Si allontano’ talmente tanto fino ad arrivare sul ramo della civetta Lucilla e si mise a piangere…
…per la prima volta era triste!

Sentendo piangere qualcuno fuori dalla sua casa Lucilla usci’ e ando’ da Niji per chiederle il motivo della sua tristezza:

“sono triste perche’ non sono piu’ al centro dell’attenzione, e questo significa che i miei amici non mi vogliono piu’ bene!”

“Oh mia piccola Niji” disse Lucilla prendendola in braccio “Secondo me questo tuo modo di pensare ti crea problemi e fatiche inutili. I tuoi amici ti vogliono bene anche se non ti mettono al centro delle loro attenzioni. Essere ammirata da tutti non significa sempre essere amati veramente. Cio’ che conta e’ avere l’affetto delle persone che ti sono piu’ vicine, che ti conoscono meglio, che ti accettano per quello che sei e non solo per quello che fai per loro.”

Niji penso’ a lungo alle parole di Lucilla e a quante volte le era risultato faticoso essere sempre simpatica,disponibile e sorridente con tutti.
A volte avrebbe voluto starsene tranquilla ma aveva paura che se l’avesse fatto avrebbe perso l’attenzione dei suoi amici…e questo per lei sarebbe stato insopportabile.

Ora aveva capito che aveva confuso l’attenzione con l’affetto.

Prima di tornare a casa dai suoi amici, Niji ando’ a salutare Lucilla che la lascio’ con queste parole:

“Ricordati piccola Niji che non tutti possono amarti e che probabilmente provando ad essere te stessa perderai qualche amico ma nel momento in cui imparerai a volerti bene vedrai che le cose saranno piu’ facili e sicuramente meno faticose… ora vai… bon courage Niji e grazie per essere arrivata da me.”

Niji pochi giorni dopo rientro’ nel gruppo e fu accolta con una grande festa, i suoi amici le volevano ancora bene anche se si erano accorti del suo cambiamento.

Niji era ancora spesso al centro dell’attenzione ma a volte si allontanava e si metteva su un ramo a godersi un tramonto, a leggersi un libro …da sola… ed era serena perche’ si voleva bene e faceva le cose che la facevano stare bene.

…finita la storia il piccolo principe mi sorrise, piego’ il teatro di carta, lo ripose nel cassetto, si mise le scarpe e senza dire una parola con un bacio sulla guancia mi saluto’…

…alla prossima volta…

...Arrivederci piccolo principe!

Stavo aspettando l’ora del nostro incontro ed ero particolarmente agitata: avrei dovuto dire al piccolo principe che non ci saremmo visti per un po’… non sapevo quando di preciso ci si sarebbe potuti ri-incontrare forse quindici giorni, forse un mese… avrei voluto dargli delle certezze ma non potevo fare promesse che non avrei potuto mantenere.
Avrei trovato il modo giusto per farlo? Le parole giuste?…esistono le parole giuste?…quanti dubbi…

Mentre cercavo nella borsa un fazzoletto trovai una ghianda che qualche tempo prima avevo raccolto nel mio giardino e che tenevo sempre con me come fosse un portafortuna…e guardando quella ghianda mi venne un’idea…

Era ora di andare a prendere il piccolo principe….era l’orario del nostro appuntamento e non potevo tardare o si sarebbe preoccupato…

Dopo i nostri rituali di sempre costruimmo un castello con i cuscinoni e dentro a questo “raccontammo” la storia della civetta Lucilla e del piccolo principe:

—-

…La civetta Lucilla, quella notte, aveva volato fino alla camera dove il piccolo principe era ancora sveglio…era agitato e non riusciva a dormire perche’ il giorno dopo sarebbe partito con la sua mamma ed il suo papa’ per un viaggio.
L’emozione di vedere posti nuovi lo teneva sveglio ma anche la nostalgia che sentiva nel pensare di dover salutare i suoi amici era forte…combattuto tra queste sensazioni si alzo’ dal letto ed ando’ alla finestra.
Sul ramo della quercia c’era la civetta Lucilla con i suoi occhi gialli brillanti che illuminavano la notte, questa notte che al piccolo principe sembrava piu’ buia del solito.
Lucilla gli era sempre stata vicina e lui sapeva che poteva contare su di lei quando aveva brutti pensieri o momenti di tristezza . Lei lo aiutava ad affrontare le paure, lo ascoltava nei suoi racconti, giocava e rideva con lui…

… quella notte parlarono un po’ fino a quando Lucilla decise che era arrivato il momento del saluto.
Lo rassicuro’ dicendogli che anche se non si sarebbero visti per un po’ lui poteva sempre pensarla… si sarebbero pensati insieme ed il pensiero sarebbe stato talmente forte che si sarebbero sentiti vicini lo stesso.
Se una persona e’ vicina al tuo cuore la puoi sentire vicina anche quando non lo e’ perche’ il ricordo e’ nel TUO cuore… detto questo sbatte’ forte le ali e fece cadere una ghianda…e volando via grido’: “buona notte e buon viaggio piccolo!”

Al mattino dopo il piccolo principe trovo’ sul suo cuscino una ghianda…sorrise e penso’ alle parole di Lucilla. Mise la ghianda nella tasca della giacca ed usci’…

—–

Era arrivato anche per noi il momento del saluto: gli chiesi di chiudere gli occhi e di darmi una mano. Misi nella sua mano aperta la ghianda …Quando il piccolo principe apri’ gli occhi e vide cosa c’era nella sua mano: si illumino’ con un sorriso particolare, mi strinse forte e mi diede un bacio…

Buon viaggio piccolo principe…ci vediamo la prossima volta….

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails